La musica italiana, sul fronte dello streaming, non solo resiste ma incassa. I dati diffusi da Spotify nel rapporto annuale "Loud & Clear" fotografano un 2025 decisamente positivo: oltre 165 milioni di euro di royalty generate dagli artisti italiani sulla piattaforma, con una crescita costante rispetto agli ultimi anni e un confronto ormai lontano con il 2019, quando il quadro era molto più fragile.
Non è solo una questione di cifra complessiva – per quanto rilevante – ma di come quel valore si distribuisce. Aumentano gli artisti che superano soglie economiche considerate, fino a poco tempo fa, quasi irraggiungibili: quelli oltre il milione di euro sono più di venti, mentre cresce in modo sensibile anche la fascia intermedia. È qui che si gioca la partita vera: meno exploit isolati, più carriere che reggono nel tempo, almeno sul piano digitale.
Un altro elemento chiave è la lingua. L’italiano, dato non scontato in un mercato globalizzato e per anni dominato dall’inglese, è tra quelli che crescono di più su Spotify. Le royalty generate da brani cantati nella nostra lingua aumentano a doppia cifra, segno che il pubblico non solo non chiede necessariamente l’anglofonia, ma premia una precisa identità culturale. E non succede soltanto entro i confini nazionali.








