Alle sei di domenica mattina, nel quartiere Cedar Grove di Shreveport, in Louisiana, qualcuno ha cominciato a sparare sui bambini. Non in una scuola, non in un luogo pubblico, ma dentro case private, tra stanze e corridoi dove i piccoli dormivano. La scena del crimine si è estesa su più indirizzi: prima due abitazioni vicine, sulla stessa strada, quindi una terza nelle vicinanze, poi il killer ha rubato un'auto per scappare. La sua corsa è finita nella vicina Bossier City, dove è stato raggiunto e ucciso dalla polizia. Dietro di sé ha lasciato una scia di morti, otto bambini di età fra i 18 mesi e i 14 anni sono rimasti uccisi, e due donne sono state gravemente ferite e lottano fra la vita e la morte.

Il portavoce della polizia, Chris Bordelon, ha spiegato che alcuni dei bambini uccisi erano discendenti del sospettato, figli e nipoti. Non è ancora chiaro il movente, e l'indagine è formalmente aperta. Ma la dinamica, nella sua brutalità, ha una sua logica purtroppo nota e spesso ripetuta: una disputa domestica, un uomo armato, una famiglia distrutta. Il capo della polizia Wayne Smith ha detto davanti alle telecamere: «Non so cosa dire. Il mio cuore è sconvolto. Non riesco a immaginare come possa essere accaduta una cosa del genere». Il sindaco Tom Arceneaux ha parlato della «situazione più tragica che Shreveport abbia mai vissuto», aggiungendo che la città «piange le vittime».