All'origine di gran parte delle contestazioni restava sempre il primo concorso, quello di vent'anni fa, annullato per effeto dei legali di Luciano Montefusco, uno degli esclusi. Il ricorso in questione puntava il dito sul mancato inserimento dei criteri di valutazione nel bando, indicati solo dopo l'apertura delle buste, e fu accolto prima dal Tar, poi dal consiglio di Stato. Era il 2009, il Comune ritirò le 12 licenze, salvo poi rilasciarle alle stesse persone con una nuova delibera dell'anno seguente. Iniziò così un'ulteriore trafila giudiziaria, terminata con una sentenza dello Spada del 2020 che ordinava al Comune l'annullamento della precedente graduatoria del 2003 e all'indizione di un nuovo bando, con una penalità di 50 euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione delle sentenze originarie da versare al ricorrente. Ma il Comune rimase inadempiente e si è così arrivati alla sentenza di esecuzione del 2024, con un primo risarcimento da 35.900 euro e un secondo da 132.500 euro. L'anno scorso venne ripetuto finalmente il concorso, che generò la nuova graduatoria - con quei quattro classificati differenti. E, di nuovo, piovvero le impugnazioni, oggi risolte in parte proprio dalle precedenti sentenze. La maggiore contestazione, infatti, riguardava gli anni di anzianità non riconosciuti agli esclusi; ma si trattava di quegli stessi anni per cui, in realtà, le licenze sono state annullate - quindi non possono essere fatti valere. C'era anche un'altra questione, che chiamava in causa lo svolgimento delle prove orali: i reclamanti spiegavano di non aver rivcevuto comunicazione della data di esame via Pec con almeno dieci giorni di anticipo; accortasi dell'errore quando già aveva ascoltati i primi 25 candidati, la commissione aveva perciò riconvocato tutti, compresi quelli già esaminati. Il consiglio di Stato è lapidario: non emerge alcun trattamento di favore nei confronti dei concorrenti esaminati per primi, che anzi si sono visti costretti a ripetere la prova.