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Escono tutti gli scritti per palco e radio. Tra rito sacro e profano malcontento...

C' è una definizione di teatro che Giorgio Manganelli avrebbe potuto scrivere come incipit di un racconto o come epitaffio sulla porta di un sipario chiuso per sempre. "Un teatro con le finestre inchiavardate, nessuno in platea, forse nemmeno gli attori sul palco. Un luogo dove trionfasse soltanto la parola". È una provocazione, certo, ma in Manganelli la provocazione ha sempre il peso di una poetica. Lo racconta Luca Scarlini, studioso che di quel teatro si è occupato per decenni, curando ora la raccolta più completa mai pubblicata delle scritture sceniche manganelliane: Tutto il teatro (Cuepress, pagg. 600, euro 54,99). Seicento pagine di drammi, dialoghi radiofonici, scritti teorici: non sarà noioso? Manganelli ha fama di autore difficile. Scarlini: "No, Manganelli è uno scrittore dotato di una formidabile ironia. Nel teatro si esplica in modo sorprendente e divertente".