«Guai a te se mi citi...». La Rai sarà pure malmessa, come va di moda affermare, ma nessuno tiene a bruciarsi o a inimicarsela. Le fonti, interne e collaterali, ti dicono tutto quel che sanno, e forse anche di più, ma il patto di sangue prevede l’anonimato. Quello che mette d’accordo tutti è che, come insegnavano i democristiani, che l’hanno dominata per decenni, la tv di Stato «preconizza le svolte del Paese». E siccome dopo il referendum sulla giustizia è iniziato a spirare un vento giallorosso, ecco che le canne da fuoco dell’informazione pubblica hanno iniziato a piegarsi, con inclinazione deferente, in quella direzione.
I maligni sostengono che Giuseppe Conte abbia la fila di giornalisti davanti come neanche quando era premier. Pure Elly Schlein, non di rado snobbata dalla stampa progressista, gode di un’insolita popolarità. Quanto a Roberto Natale, l’ex portavoce di Laura Boldrini approdato nel consiglio d’amministrazione Rai grazie a M5S e Avs, è sempre stato uno che «nell’azienda pesa», raccontano, e ora è stato promosso alla categoria pesi massimi.
La notizia è che poco dopo il referendum Schlein è ricomparsa negli studi Rai, che normalmente snobbava, ricambiata, preferendo il salotto di La7. Segnale di una volontà di futura presa di potere da parte della segretaria dem oppure omaggio preventivo a chi un domani potrebbe comandare? Nel dubbio, pezzi da novanta di viale Mazzini si sono scomodati per salutarla, malgrado l’orario non agevole e il tratto di strada tra gli studi televisivi e il palazzo del potere. Una processione bipartisan.






