La comunità scientifica torna a puntare i riflettori sulla centrale nucleare di Krško, in Slovenia e sul progetto di un secondo reattore (Krško 2) previsto accanto all'impianto attuale, in un'area a rischio sismico.
A rilanciare il tema è un paper di due geologi, Livio Sirovich e Kurt Decker, pubblicato dalla rivista della Seismological Society of America, che nelle ultime settimane risulta il più consultato della testata.
Nel lavoro, gli autori definiscono controverso il quadro regolatorio che riguarda la sicurezza sismica di Krsko e ricostruiscono quello che considerano il peccato originale dell'impianto: la centrale, entrata in funzione nel 1983, fu progettata e costruita negli anni Settanta quando l'allora Jugoslavia non disponeva ancora di una mappatura sismica completa del territorio.
Sirovich e Decker sostengono che Krško sia oggi, tra le quasi 150 centrali operative nell'Europa geografica, quella esposta al più alto rischio di terremoti potenzialmente significativi. Al centro dell'analisi anche il sisma del 1917, registrato in prossimità del sito, con stime di magnitudo variabili in letteratura tra 5,7-5,9 e 6,2. Secondo gli autori, la documentazione che orienterebbe la progettazione di Krško 2 considererebbe però uno scenario di magnitudo 4,9. Il paper cita inoltre l'innalzamento nel tempo, da parte slovena, dei parametri di resistenza sismica attribuiti all'impianto (da 0,3 g a 0,6 g) e segnala dubbi sulla valutazione di una faglia vicino alla centrale, elemento che - ricordano - per i criteri dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica potrebbe essere incompatibile con l'idoneità di un sito del genere.






