La famiglia reale britannica può tirare un sospiro di sollievo e dedicarsi ai prossimi guai già pronti all’orizzonte. Il simil-Royal-Tour che ha portato Harry e Meghan in giro per l’Australia si è concluso e cala il sipario su quattro giorni che dovevano essere tutti incentrati su impegno caritatevole e sorrisi verso le telecamere mentre, come al solito, si sono trasformati nel palcoscenico dal quale lanciare bordate qua e là, in ordine sparso, verso Buckingham Palace.
Il “principe ribelle”, noncurante dei tentativi di riconciliazione in atto con il padre e la corona ha candidamente dichiarato di non aver mai desiderato essere un membro della famiglia reale “in servizio” perché questo era stato ciò che aveva “distrutto” sua madre, Lady D. “Quando mia madre è morta, poco prima del mio tredicesimo compleanno, ho pensato: non voglio questo lavoro, non voglio questo ruolo”, ha commentato.
Era l’estate (tormentata) del 1997 e Lady Diana stava veleggiando sul Mediterraneo con Dodi Al Fayed inseguita dai paparazzi che, quando il 31 agosto l’hanno raggiunta anche a Parigi, hanno spinto la sua auto ad una fuga spericolata sotto al ponte dell’Alma, in una corsa conclusasi con il tragico incidente che le costò la vita.











