Damon Albarn e Jamie Hewlett raccontano la genesi dell’ultimo album firmato Gorillaz, The Mountain. Il progetto unisce artisti indiani e amici che non ci sono più: «Il mondo visto da quassù»

di Brian Raftery

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Una notte sul finire degli anni 90, nel loro appartamento condiviso a Londra, il musicista Damon Albarn e l’illustratore Jamie Hewlett misero nero su bianco un manifesto di una sola pagina per una nuova band. Quel gruppo, dichiaravano, sarebbe esistito esclusivamente come cartone animato, con un cantante perfino capace di dare voce ad artisti amatissimi ma più o meno scomparsi. Quando qualche anno dopo nacquero i Gorillaz, molte di quelle idee avevano preso forma. Hewlett creò un quartetto di avatar animati – il cantante 2-D, la chitarrista Noodle, il bassista Murdoc Niccals e il batterista Russel Hobbs – tutti dotati di atteggiamento spigoloso e uno stile a metà tra fantascienza e cultura skater. Albarn, dal canto suo, contribuì costruendo un suono capace di attraversare i decenni, mescolando trip-hop, hip-hop e indie rock lo-fi.

L’idea di far dialogare i Gorillaz con l’aldilà venne abbandonata lungo il percorso. «All’epoca non conoscevamo musicisti morti”, racconta Hewlett, disteso accanto ad Albarn su un divano in un hotel di West Hollywood, a Los Angeles. «Ma ora che abbiamo alle spalle 25 anni di lavoro, abbiamo perso tantissime persone”. Alcuni degli artisti scomparsi compaiono oggi in The Mountain, nono album in studio della band, per il quale Albarn ha scavato negli archivi per recuperare registrazioni mai utilizzate dei collaboratori di un tempo. Tra le presenze postume, figurano il rapper Proof (ucciso in una sparatoria nel 2006), qui autore di un racconto inquietante sulla violenza armata. Poi Mark E. Smith, David Jolicoeur e l’attore Dennis Hopper, che apre il disco pronunciando ripetutamente il titolo, come fosse un mantra. Albarn ha ottenuto il consenso per quasi tutti gli artisti – «le nostre intenzioni erano ammirevoli”, ci tiene a precisare – fatta eccezione per Lou Reed. Eppure, la sua presenza aleggia comunque: in un brano, infatti, la voce trattata elettronicamente riprende frammenti di una conversazione avuta in passato con Albarn.