Per fortuna esiste l’astensione. Scelta alla quale spesso magistrati legati da un vincolo di parentela ricorrono per evitare di essere tacciati di favoritismo nel loro lavoro. È successo ad esempio, pochi mesi fa, a Torino: al processo sulla Città della Salute aperto per fare luce sui bilanci della più grande azienda ospedaliera del Piemonte, la prima udienza è stata subito rinviata dalla giudice Giulia Maccari che ha spiegato il motivo: incompatibilità con il pubblico ministero dell’inchiesta, Mario Bendoni, suo ex marito. I due appartengono allo stesso Consiglio giudiziario, organo elettivo e consultivo locale istituito presso ogni Corte d’appello, che supporta il Consiglio Superiore della Magistratura nella gestione dei magistrati sul territorio.

Ma il recente caso del tribunale di Bergamo, sollevato da Ermes Antonucci sulle colonne del Foglio, è qualcosa che va oltre e spiega perché «saltata la separazione delle carriere, si potrebbero almeno separare i magistrati dai loro parenti». Peccato che non sempre ciò avvenga e, soprattutto, che sia lo stesso organo di autogoverno dei magistrati a non accorgersi del problema. È infatti stata proprio la Quinta commissione del Csm, pochi giorni fa, a proporre all’unanimità la nomina di Luca Tringali come presidente della sezione gip/gup del tribunale del capoluogo orobico. Oggi giudice a Brescia, Tringali andrebbe a coordinare l’ufficio dei giudici delle indagini e delle udienze preliminari di Bergamo, quello che decide se l’impianto accusatorio formulato dal pubblico ministero nei confronti di un indagato sia corretto oppure no e se esista l’esigenza di misure cautelari. Manca solo il via libera definitivo del plenum del Csm e poi per Tringali è fatta. Però c’è un dettaglio, che la Quinta commissione sembra avere bypassato: sua moglie è Carmen Santoro, sostituto procuratore a Bergamo.