Ègià un caso politico-giudiziario la sentenza emessa dal tribunale di Torino, in composizione collegiale, che ha sì condannato 18 persone a pene fino a 5 anni, ma ha – al contempo – escluso – il reato più grave ipotizzato dalla procura e cioè quello di devastazione e saccheggio.

La critica del ministro Zangrillo

Sulla frequente non corrispondenza tra le tesi dell’ufficio inquirente e l’esito di più giudicati soprattutto in relazione al mondo anarchico e antagonista sono popolate, a dire il vero, le cronache degli ultimi anni a Torino. E viste le premesse non stupisce il commento a margine della lettura del dispositivo di sentenza da parte del ministro Paolo Zangrillo. Che ha messo in fila una critica diretta e articolata. Scrivendo in una nota come «la decisione dei giudici di escludere il reato di devastazione per i gravi disordini avvenuti a Torino nel marzo 2023 durante il corteo pro-Cospito lascia perplessi e impone una riflessione seria». «Parliamo - afferma Zangrillo - di episodi violenti, che hanno devastato il centro di Torino e messo a rischio la sicurezza dei cittadini con atti preordinati. Siamo e resteremo sempre garantisti, ma non possiamo esserlo nei confronti di chi attacca lo Stato, devasta spazi pubblici e mette in pericolo la collettività. La violenza non è mai una forma legittima di dissenso».