Lo sconforto di Catherine e il racconto dei bambini della famiglia nel bosco «spenti e sofferenti» nel giorno in cui sono iniziate le operazioni peritali sui tre minori, figli della coppia anglo-australiana alla quale il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale.
La psicologa Valentina Garrapetta, collaboratrice della ctu Simona Ceccoli incaricata dal tribunale, ha somministrato i test psicologici. Si è recata nella casa famiglia di Vasto che ospita i bimbi da circa cinque mesi poco prima delle nove, avviando una fase decisiva dell’istruttoria, durata circa tre ore. Presenti anche Martina Aiello, consulente di parte della famiglia, l’avvocata Danila Solinas e un interprete. Nel pomeriggio ha raggiunto la struttura anche la ctu Ceccoli per un incontro conoscitivo di osservazione. L’obiettivo della perizia è valutare in modo approfondito e multidimensionale le condizioni attuali dei bambini. Dal contesto di vita quotidiano allo sviluppo cognitivo, fino alla sfera psico-affettiva e alle principali figure di riferimento che li accompagnano in questa fase particolarmente delicata della loro crescita.
Si tratta di una valutazione centrale per orientare le future decisioni dell’autorità giudiziaria, chiamata a stabilire quale sia la soluzione più adeguata a tutelare l’interesse superiore dei minori, principio cardine in materia di diritto di famiglia. «Esprimo molte perplessità sulla perizia e sulla sua qualità nella componente testologica – afferma il consulente di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi. – Ovviamente dettaglieremo tutto questo nelle sedi opportune. La perizia si trascina e, benché le attività peritali dovrebbero essere terminate, i tempi per l’elaborazione sembrano ancora lunghi. Purtroppo debbo registrare lo sconforto di Catherine, alla quale continuano ad essere attribuite intenzioni che non ha. L’accusa di utilizzare in modo strumentale i propri figli, addirittura a fini commerciali, oltre che ad essere un’opinione di nessun rilievo tecnico, non può che essere vissuta come un insulto e dimostra poca conoscenza della personalità di Catherine. L’amore di Catherine per i propri figli è genuino: oggi Catherine paga il prezzo di una ostilità da parte del sistema. Tutto questo non c’entra nulla con i rilievi fatti dal tribunale nella ordinanza del prelievo. Continuo a confidare nel buon senso, ma come può sentirsi una persona che si sente insultata dalle istituzioni?».






