Si sono messi in fila in silenzio, ordinati, aspettando che una guardia giurata aprisse quella porta che ieri era stata il confine tra la normalità e l'incubo.

In piazza Medaglie d'Oro, la mattina dopo il grande colpo alla Crédit Agricole, i danni non si contano in cifre, ma in frammenti di esistenza. Perché dentro quelle cassette di sicurezza trafugate e forzate con "la facilità di un cacciavite", non c'erano solo sterline d'oro, gioielli o documenti importanti, ma la memoria di intere generazioni.

Fuori dall'istituto bancario, questa mattina il clima appariva sospeso: c'era chi usciva esultando per il danno scampato e chi, con lo sguardo spento, già consapevole di aver perso tutto. Si è avviato il censimento dei beni contenuti nelle cassette, sconosciuti alla banca, sulla base delle dichiarazioni dei clienti, molti dei quali dovranno ancora attendere i tempi tecnici dell'inventario. "La mia cassetta veniva dalla filiale di via Scarlatti", ha raccontato un correntista. "Anni fa ci proposero il trasferimento qui garantendoci che fosse uno dei caveau più sicuri. Invece le cassette erano a vista lungo le pareti. Hanno aperto quelle, mentre quelle protette dagli armadi blindati non sono state toccate".