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Ultimo aggiornamento: 14:59
In giapponese si chiama ijime (bullismo), il modus operandi che almeno dagli anni 80 continua a esistere nelle scuole di ogni grado, negli ambienti di lavoro, e nella società in genere. Il modo in cui “bullizzare” si è però evoluto nel tempo, aggiungendo ad aggressioni fisiche e psicologiche attuate di persona, il cyberbullismo che agisce attraverso la rete aumentando di molto le possibilità dei bulli di vantarsi. Le conseguenze sono sempre più evidenti, particolarmente dannose fra i minori di 18 anni, e in questo inizio del nuovo anno fiscale e scolastico (in Giappone parte dal primo di aprile) si vedono già delle criticità seguite da tentativi per ridurre i casi. Per il 2026 il governo giapponese e gli esperti in materia vogliono intensificare gli sforzi tesi a combattere il bullismo contemporaneo, puntando sul monitoraggio 24/ 7, sulla prevenzione basata sull’intelligenza artificiale, su sanzioni legali più severe e su interventi tempestivi al fine di ridurre i casi di suicidio, nonché l’assenteismo scolastico. Anche perché dall’essere vittime di ijime al ritiro sociale hikikomori e altre risposte borderline, il passo è breve. Tali misure stanno dando alcuni risultati positivi, ma non del tutto.







