ROMA – Il prezzo di benzina e gasolio scende, ma non così velocemente come avrebbe voluto il governo Meloni e come vorrebbero gli automobilisti. Non più tardi di una settimana fa la premier e il ministro delle Imprese Adolfo Urso avevano detto alle principali compagnie nazionali che il valore alla pompa avrebbe dovuto calare in fretta, al pari di come era salito con l’impennata del prezzo del greggio sui mercati internazionali dopo l’inizio del conflitto in Iran. Non solo. Avrebbe dovuto rispecchiare la flessione negativa dei valori del petrolio. Pena controlli a tappetto della Guardia di Finanza e di MisterPrezzo. Il giorno dopo i listini dei carburanti hanno iniziato a mostrare un arretramento. La discesa è reale, visibile e misurabile nei circa 20 mila distributori italiani, ma è lenta e resta appesa a un equilibrio fragile. Una tregua che non ha ancora prodotto un accordo e uno stretto, quello di Hormuz, dove non è tornata la normalità e dove le petroliere passano con il contagocce. E poi c’è la data del Primo Maggio. Se cesserà il taglio delle accise sul prezzo dei carburanti di circa 25 centesimi fra meno di due settimane il prezzo di verde e gasolio avrà di nuovo un’impennata.
Prezzo benzina e diesel: dopo il Primo Maggio si rischia un’altra stangata
L’arretramento dei valori del petrolio non si riflette in pieno sui listini nei distributori. Colpa dell’incertezza nel Golfo e delle difficoltà a Hormuz. Il r…






