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"8-Tracks" fonde otto brani celebri e meno celebri degli anni Settanta

Il nome Pink Floyd riesce ancora a emozionare milioni di fan in tutto il mondo. Sono passati cinquantanove anni dal primo 45 giri, Arnold Layne, prodotto dall'americano Joe Boyd, che si sarebbe visto soffiare la band subito dopo la sua pubblicazione. Era stato lui a lanciarli nel suo leggendario locale londinese, lo UFO Club, dove si tenevano i primi light show conditi di LSD. Si sarebbe rifatto con i Soft Machine, prima di lanciare il folk revival. Erano i giorni di Syd Barrett, la cui deriva nel gorgo della malattia mentale avrebbe dato ai compagni presto orfani del suo talento psichedelico un imprinting di mistero destinato ad amplificarne l'intrigo. Il resto lo avrebbe fatto un sound diverso, fresco, visionario, in grado di evolversi pure in assenza di cotanto genio.

Per un ensemble che nel corso degli anni ha frantumato record su record di vendite, rappresentando per la EMI una seconda gallina dalle uova d'ora dopo lo scioglimento dei Beatles, raschiare il barile è più di una parola d'ordine.