Bettino Salis, pardon, Bettina. Macché: è Ilaria Craxi. La santa patrona delle case altrui come il “Cinghialone”? L’aula di Strasburgo, che per un voto ha confermato l’immunità parlamentare al prodigio della Bonelli&Fratoianni, l’ha fatto – questa la motivazione in base a cui è stata presa la decisione di ottobre – non perché abbia escluso a priori la presenza della Salis ai pestaggi contro i neonazisti (ci arriviamo a breve), quanto perché contro di lei «c’è stato del fumus persecutionis», «elementi concreti dai quali si evince che l’intento alla base del procedimento giudiziario» era «quello di recare pregiudizio all’attività politica di Ilaria Salis in qualità di deputata al parlamento europeo». Insomma: c’era chi voleva nuocere alla sua reputazione e a quella dell’eurocamera.

Corsi e rimorsi storici: Craxi, due volte presidente del Consiglio però mai nelle grazie di Bonelli e Fratoianni – una macchia! – il 29 aprile del ’93 fu salvato dalla Camera, causa “fumus persecutionis”, da quattro delle sei autorizzazioni a procedere mosse dalla procura di Milano per presunti reati tra cui corruzione e ricettazione. Anche in quel caso ci sarebbe stato un accanimento contro lo storico segretario del Psi. Salis, senza l’immunità parlamentare, rischiava di tornare in carcere a Budapest dove – prima della liberazione dovuta all’elezione in Europa – era detenuta con l’accusa di aver preso parte a violenze, in compagnia della “Banda del martello”, contro attivisti di estrema destra. Atti eventualmente commessi prima di diventare onorevole, e questo il parlamento Ue l’ha riconosciuto, così come che non sarebbero rientrati nell’esercizio delle sue funzioni. E però, attenzione, «secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il parlamento dispone di un ampio potere discrezionale in ordine all’orientamento che intende attribuire alla decisione che fa seguito a una domanda di revoca dell’immunità, in considerazione del carattere politico che riveste tale decisione».