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Il tecnico è sceso a compromessi: più concretezza. Quattro vittorie nelle ultime cinque sfide e un pareggio. E senza subire gol

Tutto si può dire di Spalletti tranne che sia un catenacciaro o un allenatore che badi prima al non prenderle: la sua cifra è sempre stata quella dell'allenatore propositivo, capace di fare giocare bene le sue squadre e di trovare anche le vie più alternative pur di aumentare la forza offensiva del gruppo che ha a disposizione. È sempre stato così e sarà così anche nei prossimi due anni per i quali si è legato alla Juventus: la quale, dopo l'ultimo rocambolesco turno di campionato, ha riacciuffato il quarto posto in classifica mettendo nel mirino anche il Milan, oggi terzo ma in crisi di risultati e magari anche di fiducia.

Mentalmente, allora, la Signora sta bene per non dire benissimo dopo avere visto il baratro nella trasferta di Roma, quando ha acciuffato il pareggio in pieno recupero ponendo le basi per la rimonta in classifica tuttora in atto. E allora: dopo quel 3-3, i bianconeri hanno vinto quattro delle successive cinque partite (contro Pisa, Udinese, Genoa e Atalanta: in mezzo, l'1-1 casalingo contro il Sassuolo) senza subire gol. Come dire: adesso che il traguardo si avvicina, mettiamo da parte un po' di estetica e badiamo al sodo. Magari non si può parlare di Spalletti risultatista nel senso sminuente del termine, però è un fatto che la Juve delle ultime uscite si sia dimostrata squadra meno farfallona in fase di non possesso e più attenta in copertura. In tal senso, la vittoria sporca di Bergamo è diventata il manifesto di quello che i bianconeri vorranno essere nelle ultime sei giornate di campionato: cinici e concreti, magari lasciando da parte qualche svolazzo ma badando ai tre punti e basta. Ritrovato anche un Di Gregorio finalmente sereno e puntuale tra i pali (con annesso il rigore parato contro il Genoa), non resta che continuare così.