LONDRA – Quando Panos Panay parla di Alexa, si illumina. Il capo dei dispositivi e servizi di Amazon, arrivato a Seattle dopo una lunga carriera in Microsoft, la cura da almeno due anni. È diventata una di famiglia. E non è una figura retorica.

Da quando ha ricevuto un aggiornamento profondo, alimentato dall’intelligenza artificiale generativa, Alexa è in grado di sostenere conversazioni con un linguaggio naturale. All’ora di cena, per Panay è una presenza in più a tavola. Solo che, nell’era dell’IA, invece di una sedia si aggiunge una voce sintetica, femminile, che non si limita più ad accendere la luce, riprodurre brani musicali o impostare un timer. Interviene, come un commensale in carne e ossa. È come se le capacità del popolare assistente di Amazon, nato dodici anni fa per comunicare in modo più naturale con la tecnologia in casa, si fossero improvvisamente sbloccate.

Il merito è delle nuove capacità di Alexa+, dove il “+” sta per “più intelligente”. Non che prima non lo fosse. Già in passato era in grado di comprendere comandi vocali complessi, riconoscere il contesto e gestire un ampio ecosistema di servizi e dispositivi connessi. Ma ora, grazie alle reti neurali che imitano il funzionamento del cervello umano - le stesse alla base di chatbot come Claude, Gemini o ChatGpt - Alexa può rispondere come farebbe una persona vera.