Il mercato dell'arte entra in una fase più selettiva, meno esposta alla spinta speculativa e più attenta alla qualità, alla rarità, alla provenienza delle opere e alla loro capacità di dialogare con il presente. È il quadro che emerge dalla quarta edizione del report 'Collezionisti e valore dell'arte in Italia - 2026', presentato da Intesa Sanpaolo Private Banking con la Direzione Arte, Cultura e Beni Storici e il Research Department del gruppo.
La ricerca descrive un settore in trasformazione. Alcuni segmenti, dopo gli anni dell'espansione più rapida, mostrano un ridimensionamento netto: l'ultracontemporaneo registra una flessione del 65% e gli Nft del 90%. Tengono invece meglio l'arte moderna, gli Old Masters e alcune aree del lusso collezionabile, in un contesto in cui il valore culturale torna a pesare in modo decisivo nella costruzione del valore economico.
Il report segnala una ripresa parziale del mercato globale nel 2025, salito a 59,6 miliardi di dollari dopo i 57,5 miliardi del 2024, ma ancora sotto i 65 miliardi del 2023. In parallelo aumentano le transazioni, che raggiungono quota 146.750, mentre i grandi lotti milionari si riducono e tornano in evidenza i comparti più tradizionali. Il mercato italiano vale circa il 2% di quello globale e le principali case d'asta nazionali hanno chiuso il 2025 con un fatturato complessivo di circa 350 milioni di euro. Dall'arte moderna e contemporanea sono arrivati 108 milioni, in crescita del 10% sul 2024, con un calo dei lotti proposti ma valori medi più alti. Per l'Italia il 2025 è stato anche l'anno della riduzione dell'Iva sulle opere d'arte dal 22% al 5%, oggi la più bassa d'Europa.






