Nel 1940 il premier inglese Winston Churchill ammette alla Camera dei Comuni di avere solo da offrire «sudore, lacrime e sangue» per fronteggiare le bombe tedesche. Nel 2026 il capogruppo dei Moderati Simone Fissolo si presenta in Sala Rossa e interroga la giunta di Stefano Lo Russo su quale idee abbia in mente per proteggere i torinesi da eventuali razzi, missili o droni diretti su Torino in questi folli tempi di tensioni internazionali, dall’Ucraina all’Iran. È tutto nero su bianco nell’interpellanza che dovrebbe essere discussa oggi e dall’allarmante titolo “Rifugi antiaerei pubblici: a che punto siamo? ”. Un interrogativo che Fissolo motiva così: «La cittadinanza comincia a porsi domande sulla possibilità di trovare un luogo sicuro in cui potersi recare in caso di necessità». I rifugi antiaereo di Torino E visto che la Civica Amministrazione ha già chiarito che a differenza della Londra del 1940 o della Mosca di Stalin i tunnel della metropolitana non possono essere convertiti in rifugi – come da risposta a ben due precedenti interpellanze sul medesimo argomento – Fissolo si chiede se almeno si possano riadattare a qualsiasi apocalittica evenienza i cinque bunker antiaerei pubblici eredità della Seconda guerra mondiale. Pur nella consapevolezza che «sono realizzati con materiali ormai deteriorati e non sono più in grado di garantire un ambiente sicuro per l’accoglienza della popolazione in caso di emergenza».
Dove scappare in caso di attacco missilistico? A Torino ci sono 5 rifugi, ma non attrezzati
Interpellanza dei Moderati in Sala Rossa a Torino. Il Comune ha già chiarito: la metropolitana non è un rifugio come quelle di Londra e Mosca






