VENEZIA - Un’ora di appello, per destreggiarsi tra i diversi alias degli indagati, tra gli avvocati che li seguono, per fare ordine tra chi c’è e chi no, chi è in arresto e chi all’estero, chi non si è più visto e chi invece ha messo avanti i cinque o sei figli piccoli per assicurarsi i domiciliari. Tutto come previsto. Poi, però, la prima udienza del processo contro le borseggiatrici veneziane ha riservato una svolta inaspettata: a contestare i furti subiti, infatti, si è presentata addirittura Nike Retail BV, la società che gestisce i negozi monomarca del gigante dello “Swoosh”.

Nessuno si aspettava di trovare in aula i turisti indiani, cinesi, brasiliani, australiani, peruviani, indonesiani, rumeni, statunitensi, tedeschi, slovacchi, turchi e portoghesi che sono citati in circa sessanta capi d’imputazione. C’erano più speranze, invece, per gli italiani: a volte, per errore, i borseggiatori finiscono per derubare anche loro, che a differenza degli stranieri hanno buone possibilità di insistere davanti al giudice, tenendo così in piedi il procedimento penale nonostante gli ostacoli previsti dalla legge Cartabia.

I difensori, infatti, erano interessati soprattutto a loro: «Tutti quelli che hanno indicato un indirizzo in Italia sono stati raggiunti dalle notifiche», ha assicurato il personale giudiziario. Eppure l’udienza di ieri non ha visto nessuno di questi costituirsi come parte civile contro la banda di ladri di portafogli. Invece, a sorpresa, ha guadagnato il microfono Teresa Pisetta, legale incaricata dal colosso americano dell’abbigliamento sportivo che ha deciso di chiedere conto per i quattro episodi che sono stati registrati nel punto vendita Nike all’interno dell’outlet di Noventa di Piave; tra gli scaffali e i manichini, ad aprile e maggio del 2024, alcuni tagliaborse si sono riciclati taccheggiatori, facendo sparire dentro un passeggino quasi duemila euro di vestiti: sei felpe, quattro paia di pantaloni, due pantaloncini, cinque polo, un borsone, uno zaino, un cappello, un paio di scarpe, ma anche altra merce esposta all’esterno e mai del tutto quantificata. La multinazionale ha già pronta la richiesta di risarcimento, che verrà sfoderata solo nel corso delle prossime udienze. Intanto, però, si è fatta inserire dalla giudice Giulia Caucci tra le parti: tornerà in aula il 19 maggio, giorno in cui è stato fissato il prossimo passaggio di un procedimento che si prospetta lungo e complesso.