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14 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:53

Greenpeace International e Greenpeace negli Stati Uniti presentano ricorso per un nuovo processo davanti al Tribunale distrettuale del North Dakota, che le aveva condannate a pagare 345 milioni di dollari al gigante petrolifero Energy Transfer. Gestore dell’oleodotto Usa contro cui aveva protestato in North Dakota, il colosso è anche tra i principali donatori di Donald Trump. La sentenza del giudice James Gion, pronunciata il 27 febbraio scorso, è in linea con quella che già a ottobre 2025 aveva tagliato di quasi la metà il risarcimento di circa 667 milioni di dollari assegnato a Energy Transfer circa un anno fa. La compagnia ha accusato la ong di aver causato centinaia di milioni di dollari di danni attraverso una campagna “di violenza e diffamazione” contro la costruzione del Dakota Access, l’oleodotto completato nel 2017. “La nostra richiesta di un nuovo processo dovrebbe essere accolta per evitare uno dei più grandi errori giudiziari nella storia del Nord Dakota. Chiediamo alla corte di porre rimedio ai torti commessi durante il processo e di garantire la tutela dei diritti e delle libertà promessi dalla Costituzione degli Stati Uniti” ha dichiarato Kristin Casper, responsabile dell’ufficio legale di Greenpeace International. Secondo la ong le azioni legali di Energy Transfer “sono chiari esempi di Slapp (Strategic lawsuit against public participation), cause temerarie intentate per bloccare gli attivisti e le organizzazioni non profit impegnate nella difesa dell’ambiente con ingenti spese legali, nel tentativo di portarle al fallimento economico e, in ultima analisi, di mettere a tacere ogni dissenso”.