"La guerra in Iran sta determinando il terzo shock in 4 anni (dopo l'Ucraina e la crisi del mar Rosso) che colpisce simultaneamente logistica, energia e i costi di tutti i fattori di produzione.
Con proiezioni di aumenti totali di oltre il 20%, da sommare all'incremento del 30% dal 2021 a oggi, che in un sistema di prezzi amministrati ricadono interamente sulle aziende. È a rischio la sostenibilità della produzione farmaceutica". Lo ha detto Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, all'evento "Innovazione, investimenti, competenze", organizzato in occasione della Giornata del Made in Italy.
C'è poi il problema della dipendenza da Cina e India per i principi attivi più comuni (per un totale del 74%) e per altre materie prime, packaging e imballaggi. Infine, l'enorme balzo in avanti della Cina nell'innovazione farmaceutica. "Basti pensare che ormai molti dei nuovi farmaci oncologici hanno origine in Cina e che il 30% degli studi clinici globali viene avviato in Cina", ha sottolineato.
"Si tratta - prosegue Cattani - di fenomeni destinati a durare. Mentre Usa, Cina, Emirati Arabi, Singapore e Arabia Saudita hanno puntato sull'innovazione e corrono velocemente per attrarre investimenti - 2.000 miliardi di dollari nel mondo in ricerca e sviluppo nei prossimi 5 anni - competenze e tecnologia, l'Europa continua a perdere terreno, spesso con provvedimenti antistorici che riducono la proprietà intellettuale e aumentano i costi per l'industria farmaceutica.







