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14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 13:55
Il Coachella Festival compie ventisette anni. E il modo migliore per celebrarli è raccontare come è ridotto. Tutto comincia con delle immagini. Scorrono sui social le riprese del set dei Nine Inch Nails e mi ritrovo ancora una volta ingolosito. Ho perso il conto di quante volte ho visto Trent Reznor: l’ultima, con Boys Noize, a Zurigo. È inutile, non ci si abitua. È uno di quei live che ti restano addosso e basta.
Il Coachella esiste grazie a un atto di resistenza che i suoi organizzatori hanno tradito nel tempo. Il 5 novembre 1993 i Pearl Jam suonano all’Empire Polo Club di Indio davanti a 25.000 persone per evitare le commissioni sconsiderate di Ticketmaster, che già allora infarciva il prezzo finale di commissioni. Paul Tollett, il promoter di quella serata, sei anni dopo trasforma quell’idea in un festival. Prima edizione, 1999: Beck, The Chemical Brothers, Rage Against the Machine, Tool. Biglietto a 50 dollari, senza sovrapprezzi.









