È passata oltre una decade dall’ultima volta in studio della storica band bolognese Amarcord, e ora il lavoro “Gente in ombra” segna il ritorno di un gruppo nato come una piccola orchestra legata alle suggestioni del mondo felliniano. La scorsa estate “L’uomo lavastoviglie” era stato il singolo ad anticipare questo che si delinea come un concept album dedicato alle persone e le figure che incrociamo nella nostra quotidianità senza però darvi realmente attenzione, nonostante il loro ruolo spesso anche importante all’interno di una società.

“L’uomo lavastoviglie” ad esempio raccontava di quegli stranieri, spesso laureati e in grado di parlare almeno due o tre lingue, che lavorano nelle retrovie di un ristorante. Il secondo singolo estratto, “Il poeta”, narra di un’altra persona in ombra ma nella propria vita privata, invisibile per i suoi stessi affetti, e che per questo racconta non essendo bravo ad amare. E così via, raccontando altre vite ai margini dei riflettori, una per ogni brano del disco uscito il 10 aprile, da “Il giostraio” a “L’amante consapevole”, da “Il pompiere in borghese” a “La compagna del partigiano”. Il tutto messo in musica dagli Amarcord secondo il loro stile tra festa balcanica e jazz da club, che li ha resti nel loro piccolo una band di culto protagonista anche di colonne sonore di film, come “Paris, Dabar”, e programmi tv come “Ballarò”.