Per la Fiorentina, il gol di Gosens che porta alla vittoria con la Lazio è ossigeno puro. Per il club di Lotito, invece, l’ennesimo segnale di una stagione altalenante che molto ha a che fare con il calciomercato e i blocchi al club, ma che, in qualche modo, va a toccare anche Maurizio Sarri. Il quale era tornato in biancoceleste con altre ambizioni e un’altra voglia di emergere. La stessa che aveva Paolo Vanoli, arrivato a Firenze dopo l’annata di Torino con tutta l’intenzione di dimostrare che come allenatore di Serie A ha davvero molto da dire. La sfida di lunedì sera – che in qualche modo mette al sicuro i viola da una retrocessione diventata settimana dopo settimana una paura concreta – è stata anche una sfida tra due allenatori. Che hanno un futuro tutto da scrivere. E un incrocio tutto da commentare.
Speranza toscana
Si deve partire da Vanoli. Che a novembre ha accettato di prendere il posto di Stefano Pioli a Firenze per soli 8 mesi, ma con opzione (non obbligo) di rinnovo per un’altra stagione. Un modo per far capire alla squadra, ai tempi in una crisi nerissima di risultati, che lui stesso per primo si sarebbe messo in gioco. Faticosamente, i risultati sono arrivati. Soprattutto nell’ultimo periodo: gli 11 punti nelle ultime 5 partite (compreso un pareggio per 1-1 contro l’Inter) di campionato, hanno portato la squadra al quindicesimo posto ma soprattutto a +8 dal terzultimo. La salvezza è in tasca e ora si potrà ragionare sul futuro.








