E su Sinner: “Sa cancellare gli errori, lo ha imparato da Federer e Djokovic”
Federica Brignone è nata a Milano il 14 luglio 1990. Ai Giochi di Milano Cortina ha vinto due ori
Genova – Gestire la pressione nei momenti cruciali, individuare dinamiche virtuose all’interno di uno spogliatoio ma anche trovare le risorse interiori per superare un infortunio e tornare più forti di prima. Allenare la mente, oltre al fisico, è ormai una consuetudine per chi fa sport a livello professionistico. Ma come precisa Giuseppe Vercelli, docente di Psicologia dello sport e della Prestazione Umana presso l’Università degli Studi di Torino, «bisogna fare una distinzione tra mental coach e psicologo che ha una formazione specifica e può attivarsi quando ci sono richieste di psicologia clinica». Vercelli è intervenuto ieri alla sessione formativa organizzata dalla Filca Cisl Liguria per i propri operatori.
Professore, segue varie discipline: dal calcio, vedi la Juventus, agli sport invernali come membro della Commissione medica della Fisi. Esistono differenze di approccio a seconda dello sport che si pratica?
«I modelli che si utilizzano nella moderna psicologia dello sport sono gli stessi. Noi ne utilizziamo uno nato proprio all'Università di Torino che si chiama “Sfera” e si basa sui 5 ingredienti fondamentali della prestazione: sincronia, punti di forza, energia, ritmo e attivazione. Chiaramente ci sono dinamiche diverse se l’atleta pratica una disciplina individuale, e quindi ha molta più responsabilità perché la prestazione dipende da lui, o uno sport di squadra dove vanno considerati meccanismi collegati anche alle dinamiche che si creano in un gruppo».








