BELLUNO - Luci spente e una vita spezzata lungo il tragitto lavoro-casa. Ma riflettori più che mai accesi sul buio che molti Comuni hanno disposto nelle ore notturne per riuscire a sbarcare il lunario di bilanci sempre più compressi. Anche Belluno da tempo ha deciso di spegnere i lampioni. Una misura che sta progressivamente tornando indietro, man mano che avanzano i lavori di sostituzione delle lampadine con nuovi sistemi a led.

Intanto però molte strade restano nell'oscurità dalle 2 alle 6. E sabato notte, nell'oscurità, è morto Mukhtar Dowh, un 34enne sudanese che stava tornando a casa dal lavoro quando in sella alla sua bicicletta si è schiantato sul muro di una casa in via Sant'Antonio, la stradina che da Baldenich scende a Borgo Prà. Il giovane aveva appena chiuso il suo turno di notte in un supermercato della zona, dove lavorava come scaffalista. E aveva imboccato via Sant'Antonio come scorciatoia: sarebbe dovuto arrivare a Limana, dove era ospite del Ceis. Ma il suo tragitto si è bruscamente interrotto contro un muro. E l'impatto non gli ha lasciato scampo.

È successo sabato notte, tra le 2.30 e le 3. A quell'ora la stradina di Borgo Prà si trovava al buio. E tanto basta per riaccendere il dibattito su un tema che è sempre ruotato attorno alla questione sicurezza relativamente a furti e vandalismi, ma che diventa di strettissima attualità anche sulla sicurezza stradale. «L'incidente di Mukhtar induce a riflettere ancora una volta e maggiormente sulla scelta di questa amministrazione di tenere spente le luci in orario notturno, condannando la città al buio più totale» attacca la consigliera comunale Ilenia Bavasso (Insieme per Belluno Bene Comune).