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Dalle guerre del Golfo alla pena di morte fino allo scontro sui migranti: da Giovanni Paolo II a Francesco, le frizioni tra la Chiesa e la Casa Bianca raccontano un conflitto tra morale e potere globale
Le tensioni tra Vaticano e Stati Uniti non sono una novità nella storia contemporanea, ma tornano ciclicamente a riemergere quando la dimensione morale della Chiesa si scontra con le scelte politiche di Washington. Le recenti parole del presidente Donald Trump contro il Papa riportano alla luce una lunga tradizione di attriti tra Pontefici e leader americani: dai no alla guerra di Giovanni Paolo II fino agli scontri sui migranti di Papa Francesco. Dietro queste frizioni non vi sono solo divergenze politiche, ma visioni del mondo spesso incompatibili: da un lato la realpolitik delle amministrazioni statunitensi, dall’altro una dottrina sociale che mette al centro dignità umana, pace e diritti universali.
Durante il suo lungo pontificato (1978-2005), Giovanni Paolo II fu tra le voci più autorevoli contro le guerre guidate dagli Stati Uniti. Nel 1991, in occasione della prima Guerra del Golfo sotto la presidenza di George H. W. Bush, il Pontefice denunciò il conflitto come una sconfitta per l’umanità, insistendo sulla necessità del dialogo. Ancora più netto fu il suo dissenso nel 2003 contro l’invasione dell’Iraq promossa da Bush figlio: il Vaticano parlò apertamente di guerra “ingiusta”, impegnando la propria diplomazia per evitarla.






