Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
13 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 15:52
Donald Trump ha inizialmente parlato di bloccare “qualsiasi nave” in entrata o in uscita dallo stretto a partire dalle 16 ora italiana, ma successivamente il Centcom ha circoscritto l’operazione alle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani, evitando formalmente di interferire con il traffico internazionale diretto verso scali non iraniani. Il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz segna un salto di qualità nella crisi con l’Iran, aprendo uno nuova e pericolosa fase del conflitto con Teheran. La misura, decisa dopo il fallimento dei negoziati diretti che si sono tenuti a Islamabad nel fine settimana, apre infatti scenari complessi sul piano operativo, giuridico e geopolitico.
Dal punto di vista tecnico, il blocco è una misura di guerra economica che mira a impedire a un Paese di esportare e importare merci, colpendo direttamente le sue entrate e la sua capacità di sostenere lo sforzo bellico. Secondo il diritto internazionale, per essere considerato legittimo un blocco deve rispettare criteri precisi: deve essere dichiarato pubblicamente, deve essere effettivo (cioè realmente applicabile), imparziale (valido per tutte le bandiere) e non può impedire l’accesso ai porti neutrali né chiudere uno stretto internazionale come Hormuz al traffico non coinvolto nel conflitto. Proprio su questo punto si concentra una delle principali ambiguità: Washington sostiene di non voler bloccare lo stretto, ma solo i collegamenti con i porti iraniani. Tuttavia, nella pratica operativa, la distinzione può risultare difficile da applicare senza incidere sulla libertà di navigazione.













