Caro Emmanuel Macron, caro presidente della Francia, le scrivo questa cartolina per ringraziarla della sua visita in Vaticano. Soprattutto per aver concordato pienamente con le parole del Papa che dice che «chi bombarda non può essere cristiano».
Lei ha condiviso tutto, fino all’ultima virgola, e ha detto che «la pace è un dovere», aggiungendo che la Francia sta cristianamente lavorando per quello. Adesso finalmente abbiamo capito perché, solo poche settimane fa, a inizio marzo, lei ha annunciato l’aumento delle testate nucleari del suo Paese: servono per dire la messa. In nome del padre, del figlio e dello spirito grandeur. Andate e moltiplicate le bombe atomiche.
Nel teatro dell’assurdo anzi delle assurdità, capita che la coppia Usa e Israele decida di attaccare l’Iran e che a seguito di questo attacco il mondo vada sottosopra, con rincari dei costi sugli aspetti nevralgici dell’economia che fanno tremare i polsi. Soprattutto per l’energia.Il tentativo di dialogo è fallito con velocità pari ai missili sparati da ogni dove e su ogni luogo. E tutti sono (ir)responsabili.
A Gent un lampione emette, all’improvviso, lampi luminosi. Non è un cortocircuito, ma una gioiosa usanza locale. Nella piazza Sint Veerleplein quella luce, direttamente collegata all’ospedale di Maternità, avverte i passanti che un bambino è venuto al mondo.









