Linea ferma, senza ambiguità. «Dio non benedice nessun conflitto». E ancora: «Dio non sta mai dalla parte di chi oggi lancia bombe». Leone XIV ribadisce così la sua posizione sulla guerra, chiarendo che «non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace». La pace, sottolinea, nasce da un lavoro paziente e condiviso: «Solo attraverso la promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli».
Senza arretrare di un millimetro, il Pontefice conferma uno stile coerente nel contrastare quella che aveva già definito, mesi fa davanti al corpo diplomatico, una deriva pericolosa: il ritorno della guerra come strumento ordinario, la progressiva erosione dei diritti e il declino del multilateralismo, a favore di logiche di forza che mettono in crisi l'ordine internazionale.
Il giorno successivo alle tensioni con la Casa Bianca - ufficialmente ridimensionate da comunicati concordati tra Washington e Vaticano - il Papa è tornato sul tema del Medio Oriente. Lo ha fatto ricevendo un gruppo di sacerdoti iracheni, poco dopo l'udienza accordata al presidente francese Macron.
«Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane» alimentate «dall'avidità e dall'odio», con la vita umana ridotta a «effetto collaterale». Un messaggio che, pur senza destinatari espliciti, appare indirizzato con chiarezza.










