L’ascesa di Giuseppe Conte alla guida della coalizione progressista comincia, per la prima volta da settimane, a segnalare qualche crepa. Se fino a qualche settimana fa il leader del M5S era nettamente in testa in ogni sondaggio su eventuale primarie, ora, da quanto emerge in una rilevazione realizzata da Tecné per l’agenzia Dire, non sembra più così. Secondo questa analisi, basata su interviste fatte tra l’8 e il 9 aprile 2026, il leader dei Cinquestelle otterrebbe il 41% dei consensi contro il 40% della segretaria Pd. Sempre avanti, ma di una incollatura, forse per via del contraccolpo del caso Zampolli. Mentre molto alta è la quota degli indecisi (19%). Numeri che, se ci fosse un terzo candidato e il doppio turno, potrebbero fare la differenza.

Segnali timidi, ma che hanno risollevato gli animi al Nazareno, dopo settimane in cui i sondaggi sembravano pendere sempre e solo in una direzione, quella del leader dei Cinquestelle. Nel cerchio stretto della segretaria vengono letti come la conferma che la candidatura a premier, per Schlein, non è affatto preclusa e che «l’effetto-Conte si sgonfierà nel tempo». È vero che lunedì il presidente del M5S partirà con l’anteprima alla stampa del suo libro, novità che gli permetterà di girare per tutto il Paese. Ma la segretaria del Pd, si dice tra i dem, «è determinata e testarda. Lascia parlare, ma non si smuoverà di un millimetro».