Ovunque si cerchi di parlare di remigrazione scattano richieste di censura, intimidazioni e minacce. A Milano è prevista una manifestazione dei patrioti europei per sabato 18 e da giorni i centri sociali promettono di accerchiare l’evento e di togliere ogni spazio alla destra, cosa che però non sembra aver generato particolare sdegno o allarme: a parti invertite fioccherebbero comunicati stampa ed editoriali indignati, ma finché i toni minacciosi provengono da sinistra a quanto pare tutto va bene.
La rivoluzione tecnologica sta accelerando e rende necessario un adattamento altrettanto veloce e, soprattutto, discontinuo in relazione al presente. Tale adattamento dovrà essere sistemico, ma è prioritario spingerlo nei sistemi industriali, nel settore dei servizi e della sicurezza. Qui un’analisi preliminare delle soluzioni per salvaguardare la competitività del sistema industriale italiano che appare, come quello europeo, arretrato in relazione alla velocità innovativa trainata dalla spinta futurizzante dell’Intelligenza artificiale negli Stati Uniti ed in Cina.
«I magistrati si sono orientati verso la ricerca di una responsabilità. E si è scelto il colpevole perfetto, cioè il World food program, che non può essere portato in giudizio». L’uomo che parla è un funzionario della Farnesina ancora in servizio. Non è un osservatore esterno. È uno che quella sede l’ha vissuta. Che conosce Kinshasa, località del Congo in cui ha sede l’Ambasciata italiana, i suoi equilibri e le sue distorsioni. E che, prima ancora che l’ambasciatore Luca Attanasio arrivasse in quel Paese, aveva messo nero su bianco tutte le criticità.













