Si piange, tanto. La lacrimuccia e l’emozione sono lì che aspettano di esplodere quasi ad ogni fotogramma. Difficile non sciogliersi per Non abbiam bisogno di parole, un film che in pochi giorni su Netflix sta battendo inaspettatamente parecchi record. Mentre il cinema italiano è ignorato dai grandi festival e soccombe da quarant’anni, come illustrato ieri da Libero (nonostante la sinistra si ostini a incolpare il governo attuale per i tagli alle produzioni), un prodotto sicuramente non d’autore, leggero, pensato per la televisione in streaming, si fa notare a livello mondiale. Distribuito con il titolo Feel My Voice, il film con Serena Rossi e Sarah Toscano, qui al suo debutto d’attrice, ha raggiunto il primo posto in classifica in nove Paesi a meno di una settimana dal debutto del 3 aprile. Un risultato che lo colloca al terzo posto al mondo nella categoria film.
I dati iniziali indicavano la presenza della pellicola nella Top 10 di soli due mercati (Italia e Slovacchia). Quella rilevazione, tuttavia, copriva esclusivamente i primi tre giorni di programmazione del film diretto da Luca Ribuoli (già regista di alcuni episodi, tra i tanti lavori, di Call My Agent, L’Allieva, Miss Fallaci, Don Matteo). Secondo FlixPatrol, sito indipendente che monitora gli streaming mondiali dividendoli per categoria, al 10 aprile il film risultava al primo posto assoluto in nove nazioni: Italia, Argentina, Cile, Ungheria, Panama, Portogallo, Uruguay, Venezuela e Slovacchia. Ma soprattutto terza a livello mondiale. Un successo simile si riscontrava solo due anni fa con il film Fabbricante di lacrime, adattamento del bestseller di Erin Doom: un altro titolo pensato per i ragazzini, leggero, non impegnativo, che balzò nel 2024 subito in testa tra i titoli non inglesi.






