Già venerdì, in un post su Facebook, aveva esternato tutta la sua insofferenza. E poi, anche senza arrivare a una rottura definitiva, Emanuele Fiano aveva ammesso, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, di sentirsi a disagio all’interno del Pd per via della deriva antisionista di cui sembra essere preda il partito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del Pd di Milano di chiedere la sospensione del gemellaggio della città meneghina con Tel Aviv. Poi, ieri, la retronmarcia, con un intervento a L’Attimo Fuggente, programma condotto da Luca Telese e Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio: «Resto nel Partito Democratico. Con sofferenza, ma resto».
Di certo, però, l’irritazione rimane, anche dopo il ripensamento. Le ragioni, l’ex parlamentare dem, le ha spiegate al Corriere. «Non sono ancora al punto che non tollero più il livello che si è raggiunto nel Pd, ma sento che oggi c’è una distanza tra me e questo partito che non avevo mai sentito prima» ha detto Fiano, che è di religione ebraica, aggiungendo di voler però prima «vedere come finisce questa storia del gemellaggio con Tel Aviv e come va il voto alla Camera sulla legge sull’antisemitismo, quella che al Senato è stata affossata anche da gran parte del Pd».









