Il fratello chic del panino, nato a Torino nello storico caffè Mulassano, deve il suo nome a Gabriele D’Annunzio. E se è vero che qualcuno lo vorrebbe veneziano, resta la sostanza: due fette di pancarrè farcite a piacere. Tanto che le varianti...
di Luca Iaccarino
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Nove anni fa usciva un piccolo giallo gastronomico intitolato Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi di Torino (Edt): morivano – con orrendi ma divertenti contrappassi – chef, osti e patron. Tra questi Vanna Chessa e Patrizio Abrate, attuali proprietari del Mulassano, uno dei caffè più belli d’Italia. Dice il protagonista del romanzo, prima di ritrovare i due strangolati con tramezzini all’aragosta: “Io a-do-ro Mulassano. È una bomboniera. Un minuscolo caffè storico fondato nel 1907 tutto legni chiari, marmi, decorazioni liberty, soffitto a cassettoni… C’è una manciata di tavolini con le poltroncine di pelle amaranto, ci sono i camerieri in smoking bianco e farfallino nero, c’è quell’atmosfera unica che si respira nei locali sorti nel secolo breve.
Ancora aleggia lo spirito di Angela Nebiolo – cresciuta a Detroit e tornata a casa nel 1925 – che rilevò il locale da Amilcare Mulassano, portò per prima in Italia la macchina per i toast ed ebbe l’intuizione di usarne il pane per fare dei panini morbidissimi cui poi trovò il nome D’Annunzio: “tramezzini”. Ecco, grazie al talento di Angela Demichelis in Nebiolo e al marketing del Vate, nel 1926 – esattamente cent’anni fa – a Torino, in piazza Castello, a un passo da Palazzo Madama, nasceva il tramezzino. Poi, certo, se ne può discutere, per molti – compreso il cronista e studioso di storia veneziana Alessandro Marzo Magno – è nato a Venezia (dove è più panciuto di quello sabaudo), per altri, addirittura, “il tramezzino non esiste”: lo sostiene lo storico dell’alimentazione Luca Cesari, che dice che il nome dannunziano non fa che rinominare il sandwich, creato, come è noto, da John Montagu, IV conte di Sandwich (nel Settecento, ere prima della Nebiolo: la traccia scritta si deve a Pierre-Jean Grosley, in A Tour to London, era il 1772). Dice Cesari che nel Bel Paese la prima ricetta del tramezzino appare su La Cucina Italiana nel 1936 e il termine viene utilizzato alternativamente a sandwich, nonostante il fastidio dei fascisti per le parole straniere. Sia come sia, nessuno mette in discussione la semplice genialità dell’invenzione: due fette di pancarrè (molte, e suggestive, anche le leggende sulla nascita del pane in cassetta, come quella che lo vuole creato per il boia, nella Torino del XV secolo) variamente farcite, con prodotti ricchi e poveri. La quotidianità di tonno & carciofini, del prosciutto & fontina; l’esotismo dell’avocado & salmone, del cocktail di gamberi; la nobiltà dell’insalata di astice, di King Crab; la verità del burro e acciughe.







