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Luigi Salomone 11 aprile 2026

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Il futuro di Sarri sulla panchina della Lazio è incerto: non basta il contratto fino a giugno del 2028 a dare certezze che l’accordo venga rispettato soprattutto da parte del tecnico. Ballano oltre 11 milioni lordi nel prossimo biennio che rendono la posizione dell’attuale allenatore biancoceleste di assoluta forza. È una cifra troppo alta per pensare a un esonero in caso di rottura, il bilancio della Lazio, già in grande sofferenza, non può permettersi un’eventualità di questo genere. Peraltro lo storico del presidente Lotito non depone a favore di una soluzione del genere quasi mai usata dal numero uno del club che ha sempre visto di malavoglia la possibilità di pagare due tecnici. D’altro canto anche Sarri ha più volte fatto trapelare la voglia di non dimettersi come fatto nel 2023 a campionato in corso lasciando sul tavolo svariati milioni a Lotito. Questi due scenari potrebbero, quindi, portare alla conferma di Sarri anche se ci sono molti nodi da sciogliere.

L’allenatore è stressato da questa stagione, vuole chiarezza e soprattutto garanzie sul progetto tecnico triennale che, in pratica, anche a causa del blocco dello scorso mercato estivo, non è mai partito o comunque ha subito un pesante rallentamento. Il ds Fabiani è soddisfatto del lavoro di Sarri, ha un ottimo rapporto con lui, vorrebbe proseguire con il ringiovanimento della rosa già cominciato a gennaio con l’arrivo di quattro giocatori di proprietà, Motta (2005), Taylor (2002), Prytzborek (2007), Ratkov (2003) più Maldini (2001) che, però, è in prestito con diritto di riscatto fissato a 14 milioni. Insomma, nonostante qualche dichiarazione sgradita alla società, ci sarebbe la volontà di proseguire con Sarri. In questo senso l’eventuale piazzamento in Europa tramite un difficilissimo trionfo in Coppa Italia, sposterebbe le valutazione su una stagione mediocre per i risultati ma in cui l’allenatore ha comunque mantenuto la Lazio su livelli dignitosi.