Rischia di trasformarsi in una slavina coinvolgendo ulteriori soggetti l’inchiesta sui presunti abusi edilizi - dal 2015 al 2024 - nel porto turistico di Santa Maria di Leuca (in Salento). Sotto inchiesta, da mesi, compaiono i nomi del presidente del consiglio di amministrazione della società Porto di Leuca spa (gestita per anni dalla società Igeco al 51% e al 49% dal Comune di Castrignano del Capo); un ex commissario prefettizio, subentrato nella gestione non appena la società Igeco venne bloccata da una misura interdittiva antimafia nel 2022; e un'architetta inquadrata nella società Porto di Leuca spa. Per tutti le accuse sono le stesse: abusi edilizi e violazione del codice di navigazione. Ora, però, il gip del tribunale di Lecce, Angelo Zizzari - così come lasciava già presagire la decisione del giudice di non procedere con l’archiviazione de plano del procedimento, avanzata dalla procura salentina - ha disposto nuove indagini che dovranno chiudersi nei prossimi due mesi dopo aver sentito agli inizi di marzo le parti coinvolte nel corso dell’udienza camerale.

In gioco potrebbero confluire soggetti ed enti finora solo lambiti dagli accertamenti “alla luce della caratura professionale degli indagati, non certo semplici cittadini privati, della macroscopica illegittimità del titolo abilitativo e - come scrive il giudice Zizzari nell’ordinanza - del peculiare ruolo della pubblica amministrazione, nel caso di specie il Comune di Castrignano del Capo (socio al 49% della società titolare della concessione demaniale marittima) tenendo conto che anche i soggetti pubblici persino per la realizzazione di opere pubbliche, devono notoriamente rispettare la normativa in materia di edilizia-urbanistica, paesaggistica, ambientale, del codice della navigazione”. Altro che inchiesta al macero. Nel sotteso dell’ordinanza si coglie la volontà del giudice di approfondire una vicenda che si trascina da anni. Forse anche troppi.