“Splashdown! Ammaraggio effettuato. Bentornati a casa ragazzi. Missione straordinaria”. La voce della cap-com, un’astronauta che dal Centro di Controllo Missione di Houston ha tenuto i contatti con la critica fase del rientro a terra della navicella Orion, è risuonata negli auricolari di Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen,.i quattro astronauti che hanno riportato l’umanità oltre la Terra, e verso la Luna, 53 anni dopo l’ultima missione Apollo. Si è conclusa così la missione Artemis 2, non senza ansia con il rientro e ammaraggio nel Pacifico alle 2.08 ora italiana di questa notte, le 17.08 ora della California del giorno 10 aprile. Un rientro effettuato con una manovra mai tentata e con uno scudo termico alla base della Orion, di 5 metri e 30 centimetri, che aveva dato grossi problemi nel precedente test senza equipaggio di Artemis 1. “Grazie anche a voi se questa è stata una grande missione” – è stata la risposta del comandante Weiseman.
La fase critica del rientro
Dopo aver fatto saltare il portello della Orion, i sommozzatori della nave USS John P. Murtha della Marina militare USA, arrivata già da ieri al Largo di San Diego, nel Pacifico, hanno supportato i quattro astronauti nello loro uscita dal veicolo spaziale. E a differenza degli astronauti che rientrano dalla Stazione Spaziale dopo mesi di permanenza nello spazio e che di conseguenza sono sempre provati fisicamente, questo quartetto è subito apparso in forma, dopo meno di 10 giorni di missione. Il rientro atmosferico è una fase sempre critica, a maggior ragione ora che si torna dalla Luna, e quindi alla cosiddetta “seconda velocità cosmica”. La Orion, che nel frattempo all’ 1 e 35 minuti ora italiana, si era separata dal suo modulo di servizio Esm, dell’Agenzia Spaziale Europea, ha attraversato la coltre dei vari strati dell’atmosfera terrestre alla velocità di 38.367 chilometri orari. La Orion di Artemis 2 è entrata nell'atmosfera terrestre con un angolo più ripido rispetto a quanto originariamente previsto, al fine di ridurre il tempo trascorso attraversando l'atmosfera ad alta velocità e temperatura e, si spera, riducendo le possibilità di danni, come quelli registrati su Artemis 1.










