Tre minuti di fantapolitica. C’è un interessante sondaggio (Agi/Youtrend, media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto) che indica il cosiddetto campo largo, virtuale alleanza tra le forze di opposizione, in testa sebbene di pochissimo, mezzo punto percentuale, rispetto alle forze del centrodestra di governo. 45,4% contro 44,9%. Effetto referendum, effetto guerra, effetto crisi energetica, effetto costi della vita: come che sia, il centrosinistra è incredibilmente davanti al centrodestra, per quel che valgono i sondaggi. Poi.
C’è una possibile candidata dell’attuale opposizione, Silvia Salis, che dal minuto uno, da quando ha vinto controvento le elezioni a sindaca di Genova, è diventata quella che un tempo si chiamava il papa straniero, in questo caso la papessa. Non una leader di partito: una ex atleta volitiva e determinata assai, un solido curriculum nelle istituzioni dello sport, già vicepresidente del Coni, giovane, brava a parlare in pubblico, severa quanto basta e pronta — dimostra nella sua città — a fare “cose di sinistra”.
Ha detto quello che da mesi tutti pensavano di lei: sarebbe pronta a sfidare Giorgia Meloni, se glielo chiedessero in coro. Sarebbe lusingata. Ma senza primarie: le primarie «mettono in contrapposizione soggetti politici che sono nella stessa alleanza, per cui c’è un periodo in cui ciascuno di loro deve fare campagna elettorale contro i suoi stessi futuri potenziali alleati».







