Quando Euphoria ha debuttato nel 2019, era chiaro che non fosse una semplice serie adolescenziale.

Ora il teen drama creato da Sam Levinson torna con una terza stagione che debutta il 13 aprile su Sky, Now e Hbo Max, scegliendo fin dal primo episodio di cambiare pelle.

I protagonisti, non più liceali, sono giovani adulti alle prese con un'età più disillusa e meno filtrata. Rue, interpretata da Zendaya, non è più solo una ragazza in lotta con la dipendenza: è diventata un ingranaggio del narcotraffico, impegnata a trasportare droga oltre il confine tra Messico e Stati Uniti. Una traiettoria estrema che segna subito il tono della stagione, sospesa tra ambizione narrativa e gusto per l'eccesso visivo. La messa in scena resta ipnotica, anche grazie al lavoro del direttore della fotografia Marcell Rév, ma appare sempre più sganciata da un vero centro emotivo. Attorno a lei, gli altri personaggi seguono traiettorie altrettanto cupe.

Euphoria diventa così un universo in cui il desiderio si traduce sistematicamente in merce: droga, sesso, corpo.

Il primo episodio della terza stagione trasforma l'originaria riflessione sull'adolescenza in una critica più ampia al capitalismo americano, tra suggestioni tarantiniane e immaginario pop. Levinson abbandona il contrasto tra innocenza e abisso che aveva reso disturbante la serie, scegliendo invece un racconto dove l'eccesso è la norma e la provocazione rischia di diventare maniera. Il risultato appare ambivalente: restano momenti di grande forza visiva, ma emerge una sensazione di vuoto, come se lo shock fosse fine a se stesso.