Strette di mani, complimenti reciproci, una conferenza stampa congiunta e poi il bagno di folla nel pomeriggio, al palazzetto dello sport Mtk Sportpark. Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ieri è atterrato a Budapest per portare tutto il suo appoggio - e quello di Donald Trump - al premier sovranista Viktor Orban, che fra cinque giorni dovrà affrontare le elezioni più difficili di tutti e sedici gli anni in cui ha governato l’Ungheria.
Vance si è concentrato soprattutto sul dossier europeo, lanciando frasi dure contro le istituzioni Ue: «La ragione per cui il presidente degli Stati Uniti mi ha mandato qui è perché riteniamo che la quantità di interferenze provenienti dalla burocrazia di Bruxelles sia stata davvero vergognosa», ha detto ieri durante la conferenza stampa organizzata dopo l’incontro bilaterale con il primo ministro Orban. E ancora: «Ciò che è accaduto in Ungheria è uno dei peggiori esempi di interferenza elettorale straniera che io abbia mai visto o di cui abbia mai letto». Infine, le solite pacche sulle spalle all’amico paladino della destra illiberale: «Lei è un vero statista. Direi uno dei pochi veri statisti in Europa, una delle poche persone in grado di parlare con persone di tutto il mondo, di svolgere il ruolo di pacificatore, di essere uno statista in campo economico».










