Da dominatrice dei mari a barzelletta mondiale. La parabola della Royal Navy britannica non poteva essere descritta meglio di quanto abbia fatto qualche giorno fa il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che, fustigando il governo laburista di Keir Starmer per il mancato aiuto fornito agli Usa nella questione dello Stretto di Hormuz, aveva detto che «d’altronde, non hanno più nemmeno una Marina» e rivelato che «gran parte delle loro navi non sono nemmeno in condizioni di operare». E c’è chi sta approfittando senza ritegno dell'impotenza marittima britannica. Ieri, il ministro della Difesa del governo di Sua Maestà, John Haley, ha ammesso che la Russia ha condotto operazioni sottomarine in acque territoriali inglesi, parlando di un sottomarino di attacco e di due sottomarini spia del Cremlino che hanno operato a loro piacimento per un mese nel Mare del Nord, mettendo in pericolo infrastrutture sottomarine vitali per l’approvvigionamento energetico del Paese e per le comunicazioni. La Royal Navy non è stata in grado di fare altro che monitorarli, finché i tre sottomarini se ne sono andati di loro iniziativa.

L’ammissione del ministro è arrivata un giorno dopo che il quotidiano inglese The Telegraph aveva riferito del transito di ben due petroliere della flotta fantasma di Mosca, entrambe sanzionate dalla comunità internazionale, attraverso la Manica. Le due navi cisterna erano addirittura scortate dalla fregata russa Ammiraglio Grigorovich, ridicolizzando la minaccia del premier Starmer di sequestrare le navi appartenenti alla flotta fantasma del Cremlino. Migliaia di cittadini britannici avevano potuto osservare la flottiglia agli ordini del presidente russo Vladimir Putin navigare placidamente a poche miglia dalle coste meridionali del Regno, semplicemente scortata (a distanza) da una nave della Royal Navy. Nella conferenza stampa tenuta ieri a Downing Street, il ministro Haley ha riferito che nel Mare del Nord il sottomarino da attacco russo aveva fatto da esca, mentre gli altri due avevano navigato per giorni in prossimità di quelle che ha definito «infrastrutture sottomarine critiche». La Royal Navy non ha fatto altro che calare in acqua delle boe sonar, per far sapere ai russi che erano osservati.