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Ultimo aggiornamento: 17:51

Qualche mese fa l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni aveva trionfalmente annunciato (dopo l’emissione del decreto Caivano da parte del governo) di aver trovato la soluzione al problema dell’accesso dei cittadini italiani ai siti porno.

Sulla base di questa difficile missione affidatagli dal governo, l’Autorità aveva emesso alcune delibere con le quali onerava alcune piattaforme presenti in Italia, in Europa e in altri Paesi del mondo, dell’obbligo di adottare meccanismi di verifica dell’identità di chi accedeva a tali siti hard, pena il blocco all’accesso dei siti per i cittadini italiani.

Passato qualche mese ed emessi un paio di provvedimenti contro modesti siti italiani (lo stesso giorno in cui peraltro si sarebbe dovuto discutere il ricorso al Tar) la vicenda, su impulso di alcune società con sede in altro paese europeo, è stata trattata dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che ha annullato per loro la delibera dell’Agcom. Disapplicando anche, a quel fine, anche l’articolo del decreto Caivano che doveva fungere da impalcatura normativa per l’Agcom.