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Ultimo aggiornamento: 8:02

Martedì 7 aprile il Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio ha pubblicato una sentenza sulla verifica dell’età sui siti porno che va a favore delle piattaforme: il regolamento redatto dall’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che come previsto dal Decreto Caivano tanto voluto dal Governo Meloni (era il 2023, nel Parco Verde di Caivano due cuginette vengono stuprate da un branco, per gran parte minorenne) prevedeva la verifica della maggiore età degli utenti, non può essere applicato ai maggiori siti con contenuti per adulti. Il motivo? Governo e authority avrebbero dovuto consultare prima i Paesi in cui le società hanno sede, poi la Commissione Europea. Pratica che il nostro governo pare restio a implementare sui temi digitali, materia concorrente con Bruxelles. Ora, avvertono alcuni parlamentari ed esperti, se il governo dovesse andare avanti anche con la sua proposta di Ddl sul controllo dell’età per i social network, si corre lo stesso rischio: aver perso tempo per creare norme inapplicabili.

Lo stesso problema potrebbe però nascere sulla questione del divieto di accesso ai social network per gli under 15: mentre il ddl 1136 in discussione in commissione al Senato dovrebbe riprendere il suo iter, la scorsa settimana dopo i fatti di Trescore, a Palazzo Chigi è stata elaborata una prima bozza di testo alternativa che prevede l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori, con attivazione di profili rivolti ai minori all’atto della configurazione e pacchetti junior dedicati ai minori da parte degli operatori ma anche anche una impostazione basata sulla “limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, inclusi i numeri di emergenza pubblica; l’invio e la ricezione di sms; l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi, la memorizzazione dei siti visitati”. Quest’ultima parte, in particolare, ha molti elementi in comune con quanto annunciato a metà marzo da Meta, la casa madre di Facebook, Instagram e Whatsapp che prevede la creazione di account per chattare supervisionati per minori di 13 anni, permettendo l’uso dell’app sotto il controllo genitoriale che possono creare e gestire il profilo, limitare contatti, chiamate e messaggi ed escludere i canali e la meta AI.