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I dem vorrebbero cancellare il riconoscimento al valore del sacerdote domenicano morto in guerra con le Camicie Nere mentre assisteva i feriti

A Firenze si è aperto lo scontro per l’intitolazione di una strada. Da tempo i “democratici” cercano di portare avanti un concetto soft, o quasi, di cancel culture, provando a cancellare la storia di questo Paese e degli uomini che hanno contribuito a farlo. A finire nel mirino del Partito democratico fiorentino è stato Reginaldo Giuliani, cappellano militare italiano dell’ordine dei Domenicani, che allo scoppio della Prima Guerra Mondiale decise di entrare nell’Esercito, servendo in reparti d'assalto come gli Arditi.

La sua figura divenne celebre per le azioni in prima linea, dove spesso si trovava a soccorrere i feriti sotto il fuoco nemico, guadagnandosi diverse decorazioni al valore. Nel 1935 partì volontario per la guerra d'Etiopia con la divisione “23 marzo” delle “Camicie nere”. Trovò la morte il 21 gennaio 1936 durante la battaglia di Passo Uarieu, nel massiccio del Tembien. Secondo le cronache dell'epoca, cadde mentre cercava di dare l'estrema unzione ai moribondi durante un violento scontro ravvicinato. Per il suo sacrificio gli fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria, che oggi il Partito democratico vuole “oscurare”.