Un marchio russo, prodotto con tecnologia cinese in uno stabilimento appartenuto a un costruttore tedesco. Sembra una barzelletta ma è il corollario di una geopolitica, anche industriale, che cambia e che vede sullo sfondo il conflitto fra Russia e Ucraina e l'avanzata senza sosta del Dragone.

Ma andiamo con ordine: complici le sanzioni occidentali, il panorama automobilistico russo assiste al ritorno del marchio Volga, addirittura di origine sovietica. Una resurrezione resa possibile dalla moderna ingegneria cinese. Dopo il tentativo non finalizzato del 2024 di utilizzare basi tecniche Changan (sempre cinesi), il brand russo torna ufficialmente alla ribalta sfruttando il vuoto lasciato in Russia dai costruttori occidentali. La strategia? Rilanciare Volga non tanto come produttore indipendente ma come "assemblatore" di veicoli derivati dalla produzione della cinese Geely.

Il debutto col Suv K50...

La punta di diamante di questa operazione è rappresentata dalla Volga K50, una sport utility gemella della Geely Monjaro, rispetto a cui mantiene pressoché invariati gli elementi stilistici esterni come i fari, le finiture cromate e l'intera fascia frontale (fatta eccezione per la calandra, leggermente rivista e che ospita il nuovo badge). Sotto il cofano batte un motore a benzina a quattro cilindri turbo da 2 litri, in grado di erogare una potenza di 238 CV, abbinato a una trasmissione automatica a otto rapporti e a un sistema di trazione integrale.