Nei suoi 40 anni di carriera non ha mai esitato ad alzare la voce contro le guerre e le disuguaglianze e oggi Zucchero - in vista della partenza di "Baila (Sexy Thing) 25th - Under the Moonlight", il tour internazionale che celebra i 25 anni di una delle sue hit più amate di sempre - non nasconde la sua tristezza per lo scarso impegno della musica contro questo "mondo mascalzone e diabolico in mano a due diavoli".

"Mi rattrista - dice all'ANSA - che oggi manchi questo tipo di impegno, ho contattato colleghi con cui ho un dialogo come Roger Waters, che si è esposto pagandola, tanto che doveva fare un concerto a Las Vegas e glielo hanno cancellato.

Ho chiesto a un agente molto importante, che ha grossi nomi, perché siano così in pochi a impegnarsi e mi ha detto 'Sai, sono i manager che consigliano agli artisti di starne fuori per non non avere ripercussioni'. Questo - sottolinea Adelmo Fornaciari - è gravissimo". "Purtroppo non ho la forza per unire i colleghi, ho parlato anche con Bob Geldof, con cui abbiamo fatto insieme tante cose, ma non si riesce a fare qualcosa come un Live Aid, mi sa che sono un po' cambiati i tempi, oggi - riflette - c'è tutto un discorso di interessi, di business, di paura". Lui dal canto suo, parlando del nuovo tour, che avrà una data zero a Mantova il 15 maggio per poi passare alla Royal Albert Hall di Londra, nelle principali arene europee e declinarsi in sei tappe italiane a luglio (il 4 a Udine, il 6 a Bologna, l'8 a Pescara, l'11 a Perugia, il 14 a Messina e il 16 a Lucca), racconta che "quando come artista ti ritrovi nel bel mezzo di questa sofferenza ti dici "Come faccio io? Come mi presento ora? E come e dove la trovo la forza per alleggerire il pubblico e farlo divertire se penso a queste cose? Purtroppo non c'è via d'uscita, bisogna solo trovare la forza di chiudere con il resto per le due o tre ore di concerto". Per quanto riguarda la grave crisi internazionale in corso, "spero che sia breve", sottolinea Zucchero. "Perché è veramente una situazione orribile e la cosa che più mi fa star male è che ormai ci siamo abituati, ci stiamo abituando, non c'è più nessuna reazione e sto parlando di politici ma anche di noi, compreso il mondo della musica dove non c'è reazione apparente". Nella sua lunghissima carriera, aggiunge, "ho fatto tante cose, senza pensare di poter risolvere i problemi, ma per sensibilizzare". E ora - dopo essersi esposto più e più volte, partecipando agli eventi del 46664 per Nelson Mandela, di cui è Ambasciatore; ideando insieme a Luciano Pavarotti il gala di beneficenza Pavarotti & Friends; suonando al Gala di beneficenza Net Aid di Bono e a due edizioni del Rainforest Fund (1997 e 2019) organizzato da Sting e Trudie Styler per proteggere le foreste pluviali e le popolazioni indigene - non esita a lanciare un messaggio: "Non sono contro gli ebrei, ma sono arrabbiato e l'ho detto a molti amici ebrei: non potete continuare a sostenere una nazione guidata da un criminale, ribellatevi, fate qualcosa!".