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Ultimo aggiornamento: 16:38

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Su oltre 680mila frane censite in Italia, numero probabilmente non esaustivo rispetto a quelle davvero presenti, poco più di mille sono quelle ufficialmente monitorate. Non c’è un piano sistematico per cartografarle, cosa che avviene per altri tipi di eventi, come i terremoti. Non è previsto neppure dal tanto atteso (e criticato) Piano di adattamento al cambiamento climatico. Un controsenso, dato che tra i fattori che le innescano ci sono alcuni degli effetti del riscaldamento globale, come siccità e piogge intense. Di fatto, è stato proprio il monitoraggio della storica frana di Petacciato, in provincia di Campobasso (una delle più estese a livello europeo) a permette di evitare conseguenze peggiori. Come spiegato dal sindaco, Antonio Di Pardo, la frana è “un fenomeno ricorrente, quasi ciclico, che interessa l’intera costa terrestre, la quale lentamente scivola verso il mare”. Una “bestia” con cui convivere, come il primo cittadino ha definito questa frana “intermittente”, impossibile da bloccare in maniera definitiva, ma di cui si possono mitigare gli effetti. Dopo l’ultimo evento, nel 2015, gli interventi si sono fermati alla fase progettuale (per circa 40 milioni di euro), tra rilievi e sondaggi, ma i lavori devono ancora partire (Leggi l’approfondimento). Ma mentre ci si interroga sui fattori che hanno potuto contribuire alla riattivazione di questa storica frana, compresi quelli legati al cambiamento climatico, è legittimo chiedersi quanto sia esposta l’Italia, cosa davvero si sappia delle aree a rischio e cosa potrà accadere con l’inasprirsi degli effetti del riscaldamento globale. ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto a Fausto Guzzetti, geologo del Cnr e professore all’Università di Durham, in Gran Bretagna, da tutta la vita studioso di frane. “Mi preoccupa tantissimo ciò che accadrà con il cambiamento climatico nei prossimi vent’anni e – spiega – non tanto che le frane si riattivino, perché possiamo fare poco, ma perché ad oggi è complicato fare previsioni utili di ciò che avverrà”.